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Abbronzarsi in gravidanza: ecco come fare

Abbronzarsi in gravidanza? Si può, ma con qualche cautela. Giunte ormai alle soglie delle vacanze estive, molte donne in dolce attesa chiedono se possono abbronzarsi in gravidanza, se possono esporsi al sole e se possono utilizzare prodotti che intensifichino l’abbronzatura col vantaggio di poter esporsi per minor tempo ai raggi solari, ma ottenendo lo stesso effetto di una lunga esposizione.

Nella società moderna, quasi più nessuno vuole rinunciare alla tintarella, anche perché questa, oltre a migliorare l’aspetto, è considerata un indice di benessere della persona, tanto che incontrare persone pallide trasmette un senso di malattia e, come tale, si tende ad evitare.

È possibile esporsi al sole ma, tenendo conto che si è in gravidanza, devono essere ben chiare alcune regole generali; ed in particolare perché, nell’arco dei diversi trimestri, si suggeriscono alcuni comportamenti differenti.

Ciò che tutti raccomandano prima di esporsi al sole è l’uso corretto e costante di una adeguata protezione solare, che eviti danni che, se ripetuti nel tempo, possono portare all’insorgenza di tumori della pelle.

Ovviamente, questo non è l’unico danno che può causare una scorretta esposizione ai raggi solari: infatti, possono comparire anche macchie cutanee, il cosiddetto melasma, o la cheratosi attinica.

Entrambi questi effetti sono dovuti ad un invecchiamento precoce della pelle danneggiata dall’esposizione non corretta ed eccessiva ai raggi UVA e UVB.

Conoscere il proprio fototipo è il giusto punto di partenza

Il colore della carnagione, che dipende dal fototipo della nostra pelle, è certamente importante perché è un punto di partenza per una corretta protezione e pianificazione dell’esposizione al sole.

Ad esempio, le persone con fototipo 1 che è caratterizzato da pelle chiara, si scottano rapidamente, si abbronzano poco e lentamente ed hanno bisogno di creme solari con fattore di protezione più alto per evitare gravi danni, come le ustioni o, a lungo andare, all’insorgenza di tumori della pelle.

Di contro, più alto è il contenuto di melanina, più scuri sono pelle, occhi e capelli e maggiore è il valore del fototipo: queste persone si scottano solo dopo lunghe esposizioni al sole, si abbronzano molto e rapidamente ed hanno bisogno di creme solari con un fattore di protezione più basso.

Se vogliamo essere baciati dal sole… prepariamoci in anticipo

Uno dei consigli che spesso viene omesso è quello di preparare la propria pelle a tollerare lo stress e gli insulti dei raggi solari.

Infatti, la pelle va preparata prima dell’esposizione al sole e ciò può avvenire in due modi: rafforzandola dall’esterno con prodotti da applicare localmente o apportando con la dieta sostanze a base di betacarotene o antiossidanti, che riducono la produzione di radicali liberi e promuovono l’attività dei melanociti.

In gravidanza l’assunzione di elevate quantità di vitamina A è sconsigliata perché un eccesso, anche se in rari casi, può risultare tossico, mentre l’apporto alimentare del suo precursore, il betacarotene, non presenta pericoli.

Ecco quindi che si può introdurre o aumentare nella dieta l’assunzione di carote, spinaci, rape, albicocche.

Anche gli Omega 3 sono raccomandati prima dell’esposizione al sole e oggi sono presenti in molti preparati multivitaminici utilizzati in gravidanza.

Una adeguata idratazione è indispensabile, pertanto si raccomanda di cominciare a bere più acqua già nelle due settimane che precedono l’esposizione al sole.

Inoltre, l’uso dello zenzero si sta diffondendo sempre di più nella nostra cultura e, tra i prodotti da applicare localmente sulla cute, c’è lo zenzero arancione, che contiene un estratto di zenzero dalle note proprietà antiossidanti utili a prevenire i danni dei radicali liberi e a proteggere dall’invecchiamento cutaneo; in più, oltre ad essere un derivato naturale, lo zenzero dona alla pelle un bellissimo e piacevole profumo.

Utilizzare la protezione giusta

Indipendentemente dalla gravidanza, per proteggere la pelle è indispensabile utilizzare una crema solare, che deve però tenere conto del proprio fototipo.

Per comodità, di seguito elenco una serie di consigli per la scelta della protezione corretta.

Per il fototipo 1, è sempre indicata una crema con fattore di protezione solare (SPF) +50; per le persone con fototipo 2, è consigliabile usare una protezione 50 durante la prima esposizione al sole e successivamente una protezione 30; le persone con il fototipo 3 potranno usare una protezione (SPF) 30 durante le prime esposizioni, mentre dopo potranno ridurla a 20; il fototipo 4 può utilizzare inizialmente una protezione 20, per poi ridurla a 10 quando la pelle è abbronzata; il fototipo 5 può ricorrere a protezioni con SPF 10 e poi passare alla 5, mentre il fototipo 6 ha bisogno di protezione solo nelle prime esposizioni al sole.

Raccomando di utilizzare sempre creme resistenti all’acqua perché la donna, proprio per prevenire la comparsa di capillari dilatati, ossia le teleangectasie, o per ridurre il gonfiore agli arti inferiori, tende a trattenersi sul bagnasciuga o in acqua, pensando erroneamente di essere protetta dai danni solari: in realtà, però, i raggi UVA ed UVB non vengono trattenuti dall’acqua, se non in profondità, ed anzi, per un effetto di riverbero, possono aumentare in riva al mare, motivo per cui ci si abbronza di più sulla riva.

La nuova tendenza: l’abbronzatura col turbo

Sono sempre più numerose le persone che non hanno il tempo di concedersi una lunga vacanza e quindi non possono abbronzarsi progressivamente.

In questi casi si cerca di acquisire un’abbronzatura quanto più velocemente possibile, talvolta affidandosi a creme o spray auto abbronzanti o che intensificano l’abbronzatura.

In alcuni paesi, come negli Stati Uniti, stanno sorgendo dei centri solarium mobili, in cui gli addetti si recano direttamente a casa dei clienti, in hotel o ai party, con apparecchiature portatili adeguate per fornire questo tipo di servizi.

Spesso, proprio per intensificare l’abbronzatura, prima del trattamento vengono applicati prodotti a base di diidrossiacetone (DHA), un prodotto che non danneggia la pelle e che, approvato dalla Food and Drug Administration americana (FDA), è considerato un agente sicuro anche in gravidanza.

Come prendere il sole in gravidanza

Per evitare che il sole possa creare problemi, più alla madre che al feto, valgono poche e semplici regole, da osservare durante i nove mesi di attesa:

  • idratarsi adeguatamente, bevendo molta acqua o mangiando frutta, fonte di vitamine e liquidi;
  • utilizzare creme solari per proteggere la cute dall’esposizione ai raggi UVA e UVB;
  • evitare l’esposizione al sole durante le ore più calde, ossia dalle 12.00 alle 16.00;
  • non stare troppo a lungo con le gambe al sole, per evitare la comparsa di capillari dilatati, detti teleangectasie, soprattutto alle caviglie;
  • evitare di esporre troppo tempo l’addome al sole per non incorrere in una eccessiva temperatura e per evitare che la pelle possa disidratarsi, favorendo la comparsa di smagliature;
  • quando termina l’esposizione al sole, è indicata la crema idratante per difendere la pelle e preservarne l’elasticità.

Il colasma gravidico

Purtroppo, il colasma gravidico compare durante la gravidanza ed è dovuto all’aumento dei melanociti in zone delimitate del corpo, che si manifesta con la comparsa di macchie cutanee.

Queste macchie sono più frequenti nella seconda metà della gravidanza, si manifestano caratteristicamente in zone delimitate, come la fronte, gli zigomi, le labbra ed il naso, e tendono a scomparire spontaneamente, ma in alcuni casi possono persistere per mesi o anni.

Prevenire l’insorgenza del cloasma è certamente la cosa migliore, pertanto si raccomanda l’utilizzo di creme solari schermati sul viso prima di esporsi al sole.

Quando compaiono è possibile ricorrere a creme schiarenti da utilizzare assiduamente per alcuni mesi o, in casi resistenti, si può intervenire con il laser.

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