fbpx

COVID-19 e gravidanza: tutte le risposte per le donne incinte

In base informazioni ricavate dal sito https://parentsguidecordblood.org/en, abbiamo estrapolato quelle che sono le domande più comuni sulla correlazione tra gravidanza e rischio COVID-19.

Eccone il risultato!

Le donne in gravidanza hanno una percentuale di rischio maggiore di contrarre il COVID-19?

Dai dati attualmente a disposizione, la ACOG, la società professionale degli ostetrici degli Stati Uniti, sostiene che le donne in gravidanza non presentano un maggior rischio contagio dal coronavirus.

Tuttavia, vale la pena sottolineare che tra le donne incinte che contraggano infezioni respiratorie, vi è un rischio più accentuato che si manifestino sintomi gravi.

Proprio per questo motivo, le donne in gravidanza dovrebbero rientrare nel novero della popolazione a rischio per la nuova infezione COVID 19.

Come comportarsi in questo periodo se si è in gravidanza?

Con la pandemia di coronavirus, le donne incinte dovrebbero adottare rigide precauzioni per evitare di esporsi al virus e diminuire il rischio di contagio.

Inoltre, se sospettate di aver contratto l’infezione, è importante informare sin da subito il vostro medico curante.

Il nuovo coronavirus COVID 19 non è un virus influenzale, ma i sintomi e il modo di diffusione del contagio sono simili a quelli propri di un’influenza.

Durante la gravidanza, la donna sperimenta importanti cambiamenti nel proprio sistema immunitario, che consentono al corpo della gestante di riconoscere il feto come non estraneo, così da non “attaccarlo”.

Tuttavia, questi cambiamenti comportano una minore immunità alle malattie e le gestanti sperimentano un aumento dei carichi di lavoro su cuore e polmoni.

Infatti, una donna in gravidanza con una buona salute ha un rischio maggiore di essere ricoverata in ospedale per influenza. Basti pensare che il rischio di ricovero aumenta fino a 1,7 volte dal primo al terzo trimestre.

Nel caso di una donna con patologie persistenti, come asma o diabete, i fattori di rischio aumentano di 2,9, di 3,4 e di 7,9 rispettivamente per il primo, il secondo e il terzo trimestre.

Quali sono gli effetti di un’influenza durante il periodo di gravidanza?

La prima conseguenza in caso di una grave influenza in una donna incinta è l’aumento del rischio di aborto spontaneo o di parto prematuro.

Da un piccolo studio condotto in Cina su 10 nascite, la polmonite materna dovuta a COVID 19 al momento della nascita comportava una sofferenza del feto e un parto prematuro.

Per questo motivo, è importante comunicare immediatamente al proprio medico se siete incinte e sospettate di aver contratto il virus.

C’è il rischio di trasmettere l’infezione al feto da parte di una gestante affetta da coronavirus?

Nella fase in cui il bambino è ancora nell’utero, la placenta fa in modo da proteggerlo dalle malattie, permettendo il passaggio degli anticorpi dalla madre al bambino e bloccando le malattia che possono essere trasmesse al feto.

Un grande studio ospedaliero, nel caso di un’influenza ordinaria non ha riscontrato prove di una trasmissione trans-placentare dell’infezione dalla madre al figlio.

Gli studi condotti inizialmente in Cina relativi al caso COVID 19 hanno suggerito la possibilità che in alcuni caso il coronavirus possa essere trasmesso da madre a figlio, ma è necessario condurre studi su gruppi di pazienti di portata maggiore per confermare questa ipotesi.

Uno studio svolto a Wuhan in Cina ha esaminato ben 33 bambini nati da madri che abbiano contratto il coronavirus: a tre di questi neonati, è stata diagnosticata un’infezione da COVID 19, anche se nati con taglio cesareo.

Tuttavia, è importante sottolineare come, pur soffrendo di febbre e polmonite appena nati, tutti e tre i bambini si sono ripresi, risultando negativi al COVID 19 già dopo una settimana dal parto.

È possibile trasmettere il COVID 19 al neonato?

Una madre che abbia contratto il COVID 19 può trasmettere il virus al bambino dopo il parto, se sono tenuti a stretto contatto.

Per tale ragione, è consigliabile che la madre tiri il suo latte e che ci sia un familiare o un caregiver ad assisterla nella gestione del bambino, fino alla sua completa guarigione.

Il sangue del cordone può portare tracce di COVID 19?

Il sangue del cordone ombelicale non contiene tracce di COVID 19, anche in caso di una madre positiva al momento del parto.

Infatti, quando una persona contrae un virus respiratorio, è raro che il virus possa essere tracciato nel sangue: piuttosto, il sangue del paziente mostra anticorpi contro il virus, non il virus stesso.

Di conseguenza, è improbabile che il COVID 19 presenti tracce nel sangue del cordone.

Già nel 2006, uno studio condotto dalla Croce Rossa americana prevedeva che durante una pandemia d’influenza, il sangue donato sarebbe stato sicuro, anche se carente, a causa delle interruzioni delle operazioni di prelievo.

Uno studio quasi premonitore, se si considera che esattamente questo che sta succedendo ora, in periodo COVID.

Un altro studio rassicurante sulla mancanza di tracce del virus nel sangue del cordone e nei tessuti interessati del parto è quello svolto su 15 nati di Wuhan: le madri erano tutte positive al virus e i loro bambini erano nati con parto cesareo.

I campioni del liquido amniotico, del sangue cordonale e dei tamponi della gola dei bambini, raccolti prima di entrare a contatto con le madri e i campioni di latte materno raccolti dalle madri sono risultati tutti negativi al COVID 19, sia dal test CDC che dal test RT-PCR interno all’ospedale.

In ragione di ciò, una madre positiva al COVID 19 durante la gravidanza o durante la nascita, non deve temere la presenza del virus nel sangue del cordone ombelicale né nei tessuti di placenta e cordone.

Il neonato è protetto dal virus dagli anticorpi della madre?

La risposta è sì: la placenta protegge il feto dalle malattie e consente il passaggio degli anticorpi della madre nel sangue del bambino.

Il neonato eredita il sistema immunitario della madre e presenta la stessa resistenza della madre alla maggior parte della malattie, almeno fino ai primi 6 mesi id vita.

Se la madre è immune al COVID, con tutta probabilità lo sarà anche il neonato.

Ogni donna che abbia contratto il virus e sia guarita ha gli anticorpi protettivi contro la malattia.

Il vaccino effettuato alla madre può proteggere anche il neonato?

se la madre si sottoponesse al vaccino contro il COVID, ne risulterebbe protetto anche il neonato.

Infatti, recenti studi hanno dimostrato come i vaccini contro l’influenza stagionale somministrati alle donne incinte abbiano ridotto sensibilmente le infezioni da influenza neonatale.

Inoltre, è stato dimostrata l’efficacia del vaccino se somministrato almeno due settimane prima della nascita.

Le banche di conservazione del sangue del cordone controllano le mamme per il COVID 19?

Le banche della conservazione privata del sangue del cordone ombelicale hanno modificato le loro forme di anamnesi sulla salute materna, così da verificare una possibile esposizione al virus, anche se non è previsto che il virus compaia nel sangue del cordone ombelicale o nei tessuti interessati al parto.

Tuttavia, si stanno raccogliendo ora più informazioni possibili, nel caso in cui possano essere rilevanti in futuro.

Come hanno modificato le proprie operazione le biobanche di crioconservazione del sangue cordonale?

Le operazioni di laboratorio delle biobanche di crioconservazione non hanno subito modifiche durante l’emergenza COVID, in quanto il processo era già sottoposto a rigorosi controlli.

Infatti, una volta arrivato in laboratorio il sangue cordonale o il tessuto, i campioni sono gestiti attraverso protezioni standard contro i patogeni trasmessi dal sangue, con un equipaggiamento protettivo per il personale e la presenza di una cappa in cui processare i campioni biologici, capace di mantenere il campo sterile.

Inoltre, quando arriva un kit di raccolta in laboratorio, viene posizionato in una speciale zona di ricezione, lontano dalle regolari aree di lavoro, così da eliminare il rischio di contaminazione dell’esterno del kit, che viene aperto e trasferito direttamente in laboratorio dal personale designato.

Quali precauzioni sta seguendo il personale delle biobanche?

La principale attenzione delle biobanche si concentra sull’evitare il rischio che il proprio personale possa contrarre il virus nella vita quotidiana: per questo motivo, i tecnici di laboratorio sono stati assegnati a team diversi, senza contatto tra di loro, così che se un’intera squadra dovesse essere messa in quarantena, le altre potrebbero continuare a lavorare senza problemi e rischio di contagio.

Inoltre, le aree comuni di lavoro sono sempre sanificate con disinfettante medico e i membri del team lavorano in smart working o mantenendo la distanza sociale.

La pandemia può essere un motivo in più per optare per la conservazione del sangue del cordone ombelicale?

In questo periodo di pandemia, i genitori hanno assunto maggiore consapevolezza delle possibilità biologiche a protezione della salute dei propri bambini e di tutta la famiglia.

Infatti, c’è stato un aumento di domande per la conservazione del sangue cordonale nelle biobanche: ciò che ha spinto in tal senso è stata la possibilità di aiuto da e supporto ai pazienti bisognosi di donatori e il fatto di essere una forma di assicurazione sanitaria per un patrimonio biologico importante, utile per tutta la famiglia.

Scrivi un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.