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Lesioni al collo dell’utero: come diagnosticarle?

Mai sentito parlare di lesioni al collo dell’utero? Vediamo insieme di cosa si tratta.
Impropriamente dette lesioni al collo dell’utero, le lesioni della cervice comprendono una serie di alterazioni dell’epitelio di rivestimento, che vanno dall’ectopia, comunemente chiamata “piaghetta”, fino a giungere alle alterazioni preneoplastiche o francamente maligne.

Lesione vuol dire tumore?

Ogni volta che si sente parlare di lesione si pensa inevitabilmente ad un tumore e, anche da parte dei medici, si tende a non utilizzare questo termine per non ingenerare inutili preoccupazioni.

Per cui è doveroso ricordare che una lesione, anche al collo dell’utero, può essere causata da infiammazioni o infezioni ricorrenti o cronicizzate, come pure da varianti comuni e benigne, come la piaghetta, altrimenti definita ectropion.

La “piaghetta” è una lesione pericolosa?

Definita con termine medico ectopia o ectropion, a seconda della sua composizione ed insorgenza, la cosiddetta piaghetta non è altro che un prolungamento della mucosa che riveste il canale endocervicale, che migra verso il basso e si localizza sulla parte esterna del collo dell’utero.

La dimensione è variabile ed il più delle volte non causa alcun fastidio, tanto che spesso la diagnosi è posta casualmente nel corso di una visita ginecologica di routine.

Piaghetta al collo dell’utero: i sintomi

La leucorrea è il sintomo principale della piaghetta e consiste in perdite vaginali biancastre abbondanti, che costringono la donna all’uso dei salva-slip, i quali causano irritazioni vulvari.

Inoltre, può capitare che vi siano perdite di sangue dopo i rapporti sessuali o poco prima del ciclo mestruale.

Piaghetta al collo dell’utero: terapia

In caso di presenza di uno di questi sintomi, si potranno prendere in considerazione le diverse opzioni terapeutiche possibili, che variano da una terapia locale sotto forma di ovuli a base di sostanze cicatrizzanti, se i sintomi sono lievi, fino ad arrivare ad una terapia chirurgica con la DTC, la diatermocoagulazione, o con il laser, quando il fastidio è intenso o compaiono sanguinamenti periodici.

La terapia chirurgica è comunque una procedura ambulatoriale, che non causa fastidio o dolore, che dura pochi minuti e al termine della quale è possibile riprendere le proprie abitudini.

Tuttavia, indipendentemente dalla presenza della piaghetta, è bene sottoporsi ogni anno ad una visita ginecologica con Pap-test, effettuando, se necessario, anche una colposcopia, che consente di osservare meglio il collo dell’utero.

Vaginosi batterica: l’infezione più comune!

La vaginosi batterica è considerata attualmente la prima causa di infezione vaginale ed è ancor più comune della candida.

E’ dovuta ad una condizione di squilibrio dei microrganismi normalmente presenti in vagina e, generalmente, si accompagna alla carenza di lattobacilli vaginali.

Fattori che possono determinare un’alterazione dell’ecosistema vaginale sono l’uso di contraccettivi ormonali, l’uso di tamponi endovaginali durante le mestruazioni, l’uso prolungato di antibiotici, il diabete e l’uso di biancheria intima attillata, poco traspirante o in tessuto sintetico.

I sintomi sono rappresentati da perdite lattiginose o grigiastre, che talvolta macchiano gli indumenti intimi, e dalla presenza di cattivo odore, che può aumentare dopo i rapporti.

Non sono presenti prurito né bruciore e al Pap-test si rileva spesso una infiammazione di grado moderato-severo.

Infiammazioni o lesioni?

Spesso, quando ci si sottopone a visita ginecologica, si osservano infezioni o infiammazioni che, in alcuni casi, possono essere asintomatiche, mentre in altri possono comportare fastidi come bruciore, prurito e perdite vaginali fastidiose.

In altri casi ancora, la presenza di un’infezione è invece accompagnata da una sensazione di secchezza vaginale e vulvare.

Può succedere che uno stimolo infiammatorio cronico sulle cellule della cervice uterina possa essere responsabile di lesioni, ossia di modificazioni cellulari che, tuttavia, non comportano un rischio di insorgenza di tumori e che proprio per questo sono benigne.

La lesione può essere transitoria e risolversi spontaneamente allorquando l’irritazione flogistica è terminata oppure, in altri casi, può essere la prima alterazione riscontrata nelle cellule del collo dell’utero e perciò rappresentare un primo campanello d’allarme da non sottovalutare.

Perché lo screening è importante?

Gli screening sono programmi di prevenzione della sanità pubblica, che consentono di identificare precocemente lesioni pre-cancerose, in modo da trattarle e risolverle in tempo.

Ovviamente, ogni programma di screening è soggetto a budget e finanziamenti e deve tener conto di un’analisi di costi e benefici, pertanto, spesso non è sufficiente: basti pensare al test di screening attualmente indicato dalle linee guida, eseguito ad intervalli regolari di 3-5 anni, che riduce il rischio di sviluppare un tumore cervicale invasivo solo dell’80% (fonte ISS).

Per tutelare ancor di più la propria salute, molte donne decidono di effettuare questi test più frequentemente di quanto consigliato, non solo per aumentare la possibilità di identificare la neoplasia, ma anche per identificare la presenza dell’infezione virale, che è comunque fonte di disagio psicologico.

Come diagnosticarle?

Così come le lesioni della cervice, le infezioni possono non dare alcun segno clinico ed essere quindi asintomatiche, pertanto, è necessario eseguire alcuni esami specifici per identificarle.

Eseguito ad intervalli di tempo regolari, il test di Papanicolau (o Pap-test) ci permette di identificare le lesioni sospette o francamente maligne.

Quando il Pap-test evidenzia cellule pavimentose atipiche di significato non determinato (ASC-US) è necessario ricercare l’HPV-DNA e, in seconda battuta, eseguire la colposcopia, un esame di secondo livello che permette di identificare visivamente aree sospette, sulle quali eventualmente indirizzare il prelievo bioptico.

L’intervallo di tempo tra quando si contrae l’infezione e lo sviluppo del tumore è solitamente lungo e pertanto è possibile identificare e, soprattutto, trattare le lesioni prima che degenerino.

Cosa è importante sapere di una lesione?

Ogni volta che ci troviamo davanti ad una lesione è necessario conoscere il suo grado, che esprime l’importanza delle alterazioni del tessuto e, in ultima analisi, del rischio che possa trasformarsi in tumore.

Esistono quindi lesioni in cui non è presente il virus, che vanno solo controllate periodicamente, magari dopo aver rimosso l’insulto infiammatorio che le ha causate, e lesioni che, invece, necessitano di un controllo stretto o che devono essere rimosse chirurgicamente.

La displasia è espressione dell’alterazione del tessuto infettato dal virus, che comincia a mostrare le prime modificazioni architetturali, e la cui progressione non è costante e certa, pertanto alcune lesioni di basso grado (CIN1) possono scomparire o progredire in displasie di grado moderato (CIN2).

One Response

  1. francesca 15 Luglio 2020

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